La Cassazione chiarisce che il sequestro preventivo può colpire la società anche quando l’amministratore di diritto è assolto, se il vantaggio economico deriva dall’ente.
Con la sentenza n. 36683/2025, la Terza Sezione Penale della Cassazione ha stabilito che il sequestro preventivo nei confronti di una Srl è legittimo anche quando l’amministratore di diritto è assolto dal reato tributario contestato. Secondo la Corte, è decisivo verificare chi esercitava realmente la gestione della società e, soprattutto, se l’ente abbia tratto un vantaggio economico dalla condotta illecita.
Il caso riguardava l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, inserite nelle dichiarazioni fiscali della società al fine di generare costi fittizi e ottenere un risparmio d’imposta. Il Gip aveva inizialmente escluso la confisca diretta sulle somme presenti sul conto della società, ritenendo rilevante l’assoluzione dell’amministratore di diritto. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Procura, rilevando che l’ente non può essere considerato “terzo estraneo al reato” quando la condotta illecita è stata posta in essere proprio per procurargli un vantaggio patrimoniale.
La Corte ha ricordato che il sequestro finalizzato alla confisca può colpire il patrimonio sociale anche se il reato non è stato commesso dall’organo formalmente investito della carica, purché le condotte poste in essere dal soggetto che gestiva di fatto la società dimostrino un collegamento diretto tra l’illecito e il beneficio ottenuto dall’ente.
La decisione conferma un principio fondamentale: l’ente risponde del profitto tratto dalla condotta illecita, indipendentemente dall’esito processuale dell’amministratore di diritto, quando la gestione effettiva risulta svolta da soggetti diversi.

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