Cassazione Penale, Sez. IV, 5 dicembre 2025, n. 39435 – Ustioni sul lavoro da acqua bollente e responsabilità datoriale per carenze strutturali e organizzative (sentenza)

Ustioni da acqua bollente su braccio di lavoratore causate da fuoriuscita da vasca di pastorizzazione in ambito industriale

La Corte di Cassazione, Sezione IV penale, con la sentenza 5 dicembre 2025, n. 39435, ha confermato la responsabilità del datore di lavoro in relazione a un grave infortunio occorso a un lavoratore, rimasto ustionato a seguito della fuoriuscita di acqua bollente da una vasca di pastorizzazione, urtata accidentalmente da un transpallet durante le normali operazioni aziendali.

Secondo la ricostruzione dei giudici, l’evento lesivo non può essere qualificato come fatto imprevedibile o eccezionale, poiché l’utilizzo di mezzi di movimentazione interna in prossimità di impianti contenenti liquidi ad alta temperatura rientra pienamente nel ciclo produttivo. In tale contesto, il rischio di urti accidentali era concretamente prevedibile e avrebbe dovuto essere oggetto di specifica valutazione e gestione preventiva.

La Corte ha evidenziato come il datore di lavoro avesse omesso di adottare adeguate misure di protezione esterne, idonee a prevenire o contenere le conseguenze di impatti contro la vasca, nonché di predisporre soluzioni tecniche e organizzative coerenti con il livello di rischio presente. Tale omissione integra una violazione degli obblighi di prevenzione e protezione imposti dalla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Di particolare rilievo è il passaggio in cui la Cassazione ribadisce che la responsabilità datoriale non viene meno neppure in presenza di una manovra non intenzionale del lavoratore addetto al transpallet, escludendo che il comportamento possa essere qualificato come abnorme o eccentrico rispetto alle mansioni affidate. Al contrario, l’evento risulta direttamente riconducibile a una carente organizzazione della sicurezza aziendale.

La pronuncia si inserisce nel più ampio filone della penale d’impresa, riaffermando che la prevenzione degli infortuni deve essere affrontata attraverso un sistema strutturato e documentato, che comprenda una corretta valutazione dei rischi, procedure operative adeguate e controlli interni efficaci. In tale prospettiva, l’adozione di un Modello 231 idoneo e attuato concretamente, supportato da un organismo di vigilanza attivo, può costituire uno strumento fondamentale per prevenire reati in materia di sicurezza sul lavoro e per ridurre l’esposizione dell’ente a responsabilità amministrativa.

La sentenza richiama indirettamente anche il ruolo delle certificazioni e dei sistemi di gestione della sicurezza, che, se correttamente integrati nei processi aziendali, contribuiscono a migliorare il presidio dei rischi operativi. Infine, viene valorizzata l’importanza di canali interni di segnalazione, anche in ottica di Whistleblowing, quali strumenti utili a intercettare criticità organizzative prima che sfocino in eventi lesivi, nel rispetto dei profili di privacy dei soggetti coinvolti.

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